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Anno Accademico 2006-07 - Università degli Studi di Trieste

Tesi di Laurea Specialistica Sperimentale su:

Osservazioni Etologiche in Natura del Grande Squalo Bianco (Carcharodon carcharias) comportamento predatorio e sociale di superficie

Laurea di: Sara Andreotti       Relatore: Prof.Ferrero     -     Correlatore: Primo Micarelli

          

                          Esposizione della tesi di Laurea                  Congratulazioni della Commissione d'esame               Prelaurea con il Correlatore e la Ricercatrice amica 

RIASSUNTO Tesi:

Il grande squalo bianco Carcharodon carcharias L. è conosciuto quasi in tutto il mondo. Questo grande animale all’apice della rete trofica, si è evoluto per non avere predatori naturali, le femmine raggiungono lentamente la maturità sessuale a 4,5 m e partoriscono piccoli ben sviluppati di 1m di lunghezza. Con 60-65 milioni di anni di evoluzione (periodo al quale risalgono i primi ritrovamenti fossili dei suoi denti) il grande squalo bianco è oggi a rischio d’estinzione, a causa della riduzione delle risorse trofiche e della “caccia al killer marino” dell’ultimo trentennio.

Grazie ai recenti studi sull’ ecologia e l’etologia di questo grande predatore, il modo di considerare il grande squalo bianco sta lentamente cambiando e Carcharodon carcharias è stato inserito nella lista rossa dell’ IUCN come specie vulnerabile e nella lista della Convenzione per la Protezione delle Specie Migratorie. Purtroppo, nonostante un crescente interesse nei confronti di questa specie, a tutt’oggi sono più le domande delle risposte: nessuno ha mai assistito alla fase di riproduzione e solo recentemente si sta facendo luce su parte delle rotte migratorie. Conoscere meglio l’etologia dello squalo bianco, per portare la concezione attuale di mostro marino, alla più realistica di grande predatore, importante per la sopravvivenza dell’intero ecosistema del suo habitat, può essere l’inizio per salvarlo dall’estinzione.

Considerando le dimensioni e il tipo di attacco di Carcharodon carcharias ai pinnipedi, si potrebbe affermare che questo, più di altre specie di elasmobranchi, sia un soggetto vantaggioso per effettuare studi etologici, in realtà sul comportamento predatorio del grande squalo bianco si conosce poco. La maggior parte dei dati etologici derivano da studi effettuati su carcasse di cheloni e grandi mammiferi marini che hanno subito un attacco o dalle analisi del contenuto stomacale dello squalo. Per questo studio, tra gli 8 hot-spots mondiali per la presenza di squali bianchi, è stata scelta la Riserva Naturale di Dyer Island, presso Gansbaai, in Sud Africa. Il lavoro mira a chiarire il comportamento di superficie del grande squalo bianco, in presenza di una preda passiva e, in particolare:

·        Verificare se è presente una differente distribuzione dei comportamenti tra individui del sesso opposto e tra individui immaturi e maturi.

·        Verificare se in presenza di una preda passiva, estranea a quelle naturali, il comportamento di uno squalo bianco è principalmente volto ad “attaccare alla cieca” o se invece analizza la situazione presentatagli.

·        Verificare la presenza di una continuità comportamentale più o meno standardizzata in tutti gli individui.

·        Osservare la presenza di comportamenti sociali instaurati tra squali bianchi in presenza di una risorsa trofica.

Nel corso della spedizione sono state effettuate 25 ore di osservazione durante le quali sono stati identificati 22 squali bianchi, per un totale di 526 eventi comportamentali. I moduli comportamentali in presenza di preda passiva sono stati 8: parading (44,12%), bait follow (35,92%) visual inspection (9,66%), breach (3,36%), tail slap (0,63%), tail stand (5,46%), spy hop (0,42%) e repetitive aerial gaping (0,42%). I comportamenti degli individui maturi ed immaturi differiscono nel caso del breach, che viene effettuato molto più frequentemente dagli squali maturi (c2=6,68; P<0,01), e del tail slap (c2=16,41; P<0,005). Il comportamento più frequente è il parading (44,12%), modulo che consiste nel nuotare in cerchio attorno ad un punto di interesse, che risulta essere eseguito dall’animale per una media di almeno 5 minuti prima di avvicinarsi alla preda, seguito dal bait follow (35,92%).

Tra gli individui studiati sono stati riconosciuti e descritti 7 display comportamentali di tipo sociale: in ordine di frequenza: swim by (42%), follow give way (22%), follow (18%), parallel swimming (12%), give way with jaw gape (2%), splash fights (2%) e piggybacking (2%).

L’utilizzo più frequente da parte degli individui maturi del breach, strategia tipicamente utilizzata per la caccia dei mammiferi marini, sembrerebbe confermare l’ipotesi che i giovani squali bianchi osservati siano ancora in una fase di “messa a punto” delle tecniche predatorie, mentre l’elevata frequenza del parading indica la circospezione dell’animale rispetto ad una preda non naturale. La curiosità di questi animali si nota anche nei comportamenti di visual inspection verso la gabbia e di spy hop (utilizzato per osservare quanto avviene fuori dall’acqua rilevato anche in situazioni di predazione naturale). Il parading ed il visual inspection sono stati osservati in presenza di prede passive, anche da parte di altre specie di squalo, in condizioni di cattività, che ho avuto modo di osservare all’ acquario di Barcellona, nel periodo di permanenza con la borsa di Mobilità Internazionale. L’analisi dei dati sul comportamento sociale ha evidenziato un relazione significativa tra le dimensioni (e quindi l’età) degli animali: i moduli osservati sembrano essere messi in pratica molto più frequentemente tra animali di dimensioni comparabili (82%) piuttosto che decisamente differenti (18%). La spiegazione di questa distinzione può derivare dal fatto che nel caso di individui di dimensioni simili si rendono necessari rituali che risolvano in maniera non violenta le competizioni intraspecifiche.

In conclusione gli studi etologici su Carcharodon carcharias sono ancora in “fase di gestazione”, ma la conoscenza del suo comportamento, della sua biologia e delle migrazioni rappresentano uno strumento unico e fondamentale per liberarlo da un alone mitologico che ne sta segnando la scomparsa e per trovare soluzioni mirate a proteggere uno degli ultimi fossili viventi del nostro pianeta.

 

Tirocinio pre-laurea della Laureanda Sara Andreotti presso l'Acquario di Barcellona

TIROCINIO ALL’ACQUARIO DI BARCELLONA

 Dopo l’esperienza in Sud Africa del 2007, con il gruppo del Dott. Primo Micarelli, e grazie  alla disponibilità dello stesso Micarelli e del Prof. Sperone, che mi hanno fornito i dati raccolti dal 2000, è nata la possibilità di scrivere la tesi specialistica sul comportamento di superficie dello squalo bianco. A quel punto si è presentato il “problema” del tirocinio: dove si possono osservare gli squali, per un periodo che copra le 500 ore richieste dall’Università? La risposta è stata: in un grande acquario!

Anche questa volta mi è venuto in aiuto Micarelli, il quale mi ha messo in contatto con Patrici Bultò, il direttore del settore Biologia, dell’acquario di Bacellona. Dopo le arrampicate burocratiche di rito, nate dalle necessità di attivare le convenzioni tra l’Università di Trieste e l’acquario e dalla volontà di ottenere una borsa di studio,l’avventura è cominciata. Il lavoro all’acquario cominciava ogni giorno alle 7, e prima che arrivassero le 10, “ora x” di apertura dell’ acquario, tutte le vasche andavano pulite e tutti gli animali andavano nutriti. Seguendo ora uno ora l’altro, ho affiancato a turno tutti gli acquaristi, trovandomi un giorno ad imboccare dei pinguini ed un altro a pulire una vasca piena di razze. Oltre al lavoro di acquarista, mi sono trovata ad affiancare la biologa dell’acquario in laboratorio. Ogni giorno facevo il giro dell’acquario (ho impiegato 3 settimane per imparare a non perdermi nell’immensa struttura che sta dietro le vasche) e raccoglievo i parametri fisici (come pH e Temperatura) di tutti i 12 “sistemi” (per sistema si intendeva il “tipo di acqua” che veniva utilizzata per più acquari: sistema mediterraneo, tropicale ecc…).

Le emozioni più belle di questi tre mesi sono difficili da rievocare alla mente, perché non sono state poche. Di sicuro sento ancora viva l’emozione provata durante le due immersioni effettuate nella vasca degli squali toro. Sono squali lunghi dai 2 ai tre metri, con i denti che appaiono disordinatamente dalla bocca, nuotavano lenti, senza fare molto caso a me, mi passavano vicinissimo sopra la testa e sotto di me, guardando questo strano essere rumoroso, circondato da bolle. Durante queste due immersioni, dovevo imboccare i numerosi pesci bentonici (razze, pastinache, murene, squali chitarra) che vivono sul fondo della grande vasca, come un branco di cagnolini me li sono trovati in braccio appena ho estratto dal secchio il primo pesce. Durante i tre mesi di permanenza ho anche assistito ai dispetti degli animali agli operatori (me compresa): come le razze che vedendo uno di noi affacciarsi alla vasca sbatteva “l’ala” sulla superficie allagandoci !!! o i pinguini che prendevano al volo la sardina che li veniva lanciata per sputarla in acqua subito dopo”. In ultimo ricordo l’entusiasmo nel portare nell’acquario due nuovi squali grigi (due femmine di 1,5m.), nate in cattività nell’acquario di Madrid. Sono arrivate a mezzanotte, abbiamo lavorato fino alle 4 del mattino acclimattarle e metterle nella vasca-oceanario; abbiamo svitato i 200 bulloni che fissavano i coperchi delle vasche che le trasportavano; mi sono trovata alle 2 in laboratorio con lo spettrofotometro per controllare la concentrazione di nitriti e alla fine nuotavano nella loro nuova e spaziosa sistemazione. Erano bellissime.

Per concludere, l’esperienza è stata unica e ricca di soddisfazioni, soprattutto perché mi ha permesso di toccare con mano il lavoro necessario a curare tanti animali marini….e non.