E' attivo il Progetto di Ricerca coordinato da:
Università degli Studi di Siena - Polo Universitario Grossetano - Commissario alla Laguna di Orbetello
Responsabile Prof.Focardi S.
Coordinatori: Franchi E., Lenzi M., Micarelli P.
REGRESSIONE
DELLE PRATERIE SOMMERSE NELL’AREA DI S. LIBERATA (ORBETELLO, GR) E
RICOLONIZZAZIONE DA PARTE DELLA CHLOROPHYTA INVASIVA Caulerpa
racemosa var. cilindracea.
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Presupposti
e motivazioni del progetto La fanerogama
marina Posidonia oceanica (L.) Delile forma nel Mediterraneo estese praterie
tra le batimetriche -1 e |
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In particolare, le barriere
naturali, costituite da formazioni emergenti di P. oceanica sono
delle peculiarità di elevata importanza naturalistica. Quando esse costituiscono delle vere e proprie barriere
frangiflutti, determinano la riduzione dell’idrodinamismo nelle
aree retrostanti prossime alla costa, tale da produrvi particolari
caratteristiche ambientali e arricchirle in sedimenti fini, ricchi di
materia organica, che portano allo sviluppo di insediamenti
fitobentonici tipici (Molinier & Picard, 1952). Le prime formazioni
di P. oceanica a soffrire dell’antropizzazione della fascia
costiera sono state proprio le barriere
emergenti frangiflutti, le quali già negli anni ’70 hanno subito una
forte regressione, soprattutto in conseguenza dello sviluppo caotico dei
porti turistici e dell’ancoraggio incontrollato delle imbarcazioni da
diporto (Boudouresque et al., 1975, 1985). In Italia queste particolari
formazioni sono molto rare, e vanno ricordate soprattutto quelle di
Portofino (Issel, 1918) e lo Stagnone di Marsala (Calvo & Fradà-Orestano,
1984). |
| Nel tratto costiero compreso tra
Villa Domizia e la spiaggia di S. Liberata (Orbetello, GR), esteso circa
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In
uno studio recente, teso a stabilire le cause della scomparsa della
prateria e della vegetazione mista dalle aree retrostanti (Lenzi et al.,
2007), sono stati presi in considerazione diversi fattori: la
costruzione nel 1996 di un barriera frangiflutti, molto vicina al
posidonieto; l’eventuale presenza di contaminanti rilasciati dal
vicino porto di S. Liberata; il recente incremento di afflusso turistico
lungo la spiaggia di S. Liberata. I risultati di questo lavoro escludono
che le cause della regressione della prateria e della vegetazione della
retroprateria possano essere rappresentate dall’apporto di materiale
argilloso dovuto alla realizzazione della barriera artificiale
frangiflutti, mentre evidenziano la presenza nei sedimenti di
idrocarburi policiclici aromatici (IPA). Lo stesso studio ha inoltre
rilevato una scarsa presenza di materia organica nella retroprateria,
insufficiente per lo sviluppo della vegetazione mista. Quest’ultimo
fattore, attribuibile al disturbo prodotto dal recente incremento del
turismo estivo della spiaggia, potrebbe essere la causa principale del
depauperamento della retro-prateria. La
riduzione degli apporti detritici potrebbe avere reso il substrato
libero per nuove colonizzazioni, determinando il sopravvento di due
specie: la Chlorophyta
alloctona invasiva Caulerpa racemosa varietà cilindracea (Sonder)
Verlaque-Huisman-Boudouresque e la
Chlorophyta
termofila Penicillus capitatus Lamarck.
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Da
un lato la considerevole rilevanza ecologica e dall'altro l’osservazione
della regressione in quest’area delle due barriere naturali frangiflutti
di P. oceanica, inducono
ad un monitoraggio attento di quest’area sia per quanto riguarda la
vegetazione che lo stato di contaminazione dell’ecosistema. Sebbene
P. oceanica sia sensibile ai livelli acuti di inquinamento,
risultando assente vicino ad acque di scarico (Pérès & Picard,1975),
ricerche condotte da più autori hanno dimostrato come questa fanerogama
sia capace di accumulare un vasto spettro di inquinanti (Chabert et al.,
1984; Augier et al., 1977; Chabert et al., 1983; Maserti et al., 1988,
Gnassia-Barelli et al., 1991). Tra
i vari contaminanti sicuramente i metalli pesanti rivestono un ruolo
ecotossicologico importante, sia per l’effetto diretto sulle piante, sia
per la capacità di intrappolamento e di trasferimento ai livelli trofici
superiori (Augier et al., 1980; Ward, 1987; Ward, 1989, Costantini et al.,
1991). Infine, in considerazione della vicinanza di queste praterie al
porto-canale di S. Liberata, risulta di particolare interesse, visti anche
i risultati del precedente studio, un approfondimento sullo stato di
contaminazione e sugli effetti prodotti dagli idrocarburi policiclici
aromatici sia sui sedimenti che sulla vegetazione sommersa. In
particolare, nell’area retrostante la prateria emergente, caratterizzata
da scarso idrodinamismo, le sostanze tossiche potrebbero accumularsi
maggiormente nei vari comparti ambientali, vegetazione inclusa, rispetto
alle aree più aperte al ricambio.
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