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E' attivo il Progetto di Ricerca coordinato da:

Università degli Studi di Siena - Polo Universitario Grossetano - Commissario alla Laguna di Orbetello

Responsabile Prof.Focardi S.

Coordinatori:  Franchi E., Lenzi M., Micarelli P.

REGRESSIONE DELLE PRATERIE SOMMERSE NELL’AREA DI S. LIBERATA (ORBETELLO, GR) E RICOLONIZZAZIONE DA PARTE DELLA CHLOROPHYTA INVASIVA Caulerpa  racemosa var. cilindracea.

Presupposti e motivazioni del progetto

La fanerogama marina Posidonia oceanica (L.) Delile forma nel Mediterraneo estese praterie tra le batimetriche -1 e -35 m . Queste praterie oltre ad ossigenare l’ambiente, rappresentano fonte di cibo e zone di riproduzione-deposizione e riparo dai predatori per molti pesci, cefalopodi e crostacei.  Le praterie smorzano, inoltre, il moto ondoso e quindi concorrono alla difesa delle coste. Ricerche condotte in questo senso hanno permesso di stimare l’arretramento di 15- 18 metri di spiaggia conseguente alla regressione di un metro di prateria (Mazzella et al., 1986). Soprattutto in seguito alla forte recente antropizzazione costiera, le praterie di P. oceanica sono soggette ad una sensibile regressione in tutto il Mediterraneo (Leriche et al., 2006). Così, in anni recenti, anche le amministrazioni pubbliche hanno realizzato indagini ed interventi volti alla salvaguardia di questi ecosistemi; il servizio Difesa Mare del Ministero dell’Ambiente ha definito un piano specifico per la mappatura della Posidonia lungo le coste del Mediterraneo, secondo il “programma nazionale di individuazione e valorizzazione della Posidonia oceanica nonché di studio delle misure di salvaguardia della stessa da tutti i fenomeni che ne comportano il degrado e la distruzione”, previsto dalla legge n° 426/98.

In particolare, le barriere naturali, costituite da formazioni emergenti di P. oceanica sono delle peculiarità di elevata importanza naturalistica. Quando esse costituiscono delle vere e proprie barriere frangiflutti, determinano la riduzione dell’idrodinamismo nelle aree retrostanti prossime alla costa, tale da produrvi particolari caratteristiche ambientali e arricchirle in sedimenti fini, ricchi di materia organica, che portano allo sviluppo di insediamenti fitobentonici tipici (Molinier & Picard, 1952). Le prime formazioni di P. oceanica a soffrire dell’antropizzazione della fascia costiera sono state proprio le barriere emergenti frangiflutti, le quali già negli anni ’70 hanno subito una forte regressione, soprattutto in conseguenza dello sviluppo caotico dei porti turistici e dell’ancoraggio incontrollato delle imbarcazioni da diporto (Boudouresque et al., 1975, 1985). In Italia queste particolari formazioni sono molto rare, e vanno ricordate soprattutto quelle di Portofino (Issel, 1918) e lo Stagnone di Marsala (Calvo & Fradà-Orestano, 1984).
Nel tratto costiero compreso tra Villa Domizia e la spiaggia di S. Liberata (Orbetello, GR), esteso circa 600 m , si trovano due di queste formazioni naturali che determinano lo sviluppo di aree retrostanti la barriera caratterizzate fino al 2003 da un popolamento misto costituito dalle Magnoliophyta Cymodocea nodosa Ucria e Nanozostera noltii (Hornemann) Tomlinson et Posluzny e dalla Chlorophyta Caulerpa prolifera Forsskål (Lenzi, 1987). Recentemente in questo tratto di costa è stata rilevata una rarefazione della prateria emergente di P. oceanica (Micarelli, 2005), che ora in base alla densità dei fasci fogliari (Giraud, 1977) risulta “rada” (300-400 fasci di foglie m-2), mentre negli anni ‘80 era risultata “molto densa”(Lenzi, 1987). La condizione di prateria rada è considerata uno stato di transizione, che può portare alla regressione della prateria. Inoltre tra il 2003 ed il 2005 (Lenzi et al., 2007) è stata documentata la scomparsa della retro-prateria mista a Cymodocea-Caulerpa-Nanozostera. Cymodocea nodosa e Caulerpa prolifera sono totalmente scomparse dall’area di retro-prateria, mentre Nanozostera noltii, è ancora presente, ma in piccoli ciuffi sporadici.

In uno studio recente, teso a stabilire le cause della scomparsa della prateria e della vegetazione mista dalle aree retrostanti (Lenzi et al., 2007), sono stati presi in considerazione diversi fattori: la costruzione nel 1996 di un barriera frangiflutti, molto vicina al posidonieto; l’eventuale presenza di contaminanti rilasciati dal vicino porto di S. Liberata; il recente incremento di afflusso turistico lungo la spiaggia di S. Liberata. I risultati di questo lavoro escludono che le cause della regressione della prateria e della vegetazione della retroprateria possano essere rappresentate dall’apporto di materiale argilloso dovuto alla realizzazione della barriera artificiale frangiflutti, mentre evidenziano la presenza nei sedimenti di idrocarburi policiclici aromatici (IPA). Lo stesso studio ha inoltre rilevato una scarsa presenza di materia organica nella retroprateria, insufficiente per lo sviluppo della vegetazione mista. Quest’ultimo fattore, attribuibile al disturbo prodotto dal recente incremento del turismo estivo della spiaggia, potrebbe essere la causa principale del depauperamento della retro-prateria.

La riduzione degli apporti detritici potrebbe avere reso il substrato libero per nuove colonizzazioni, determinando il sopravvento di due specie: la Chlorophyta alloctona invasiva Caulerpa racemosa varietà cilindracea (Sonder) Verlaque-Huisman-Boudouresque e la Chlorophyta termofila Penicillus capitatus Lamarck.

 

 

Da un lato la considerevole rilevanza ecologica e dall'altro l’osservazione della regressione in quest’area delle due barriere naturali frangiflutti di P. oceanica,  inducono ad un monitoraggio attento di quest’area sia per quanto riguarda la vegetazione che lo stato di contaminazione dell’ecosistema.

Sebbene P. oceanica sia sensibile ai livelli acuti di inquinamento, risultando assente vicino ad acque di scarico (Pérès & Picard,1975), ricerche condotte da più autori hanno dimostrato come questa fanerogama sia capace di accumulare un vasto spettro di inquinanti (Chabert et al., 1984; Augier et al., 1977; Chabert et al., 1983; Maserti et al., 1988, Gnassia-Barelli et al., 1991).

Tra i vari contaminanti sicuramente i metalli pesanti rivestono un ruolo ecotossicologico importante, sia per l’effetto diretto sulle piante, sia per la capacità di intrappolamento e di trasferimento ai livelli trofici superiori (Augier et al., 1980; Ward, 1987; Ward, 1989, Costantini et al., 1991). Infine, in considerazione della vicinanza di queste praterie al porto-canale di S. Liberata, risulta di particolare interesse, visti anche i risultati del precedente studio, un approfondimento sullo stato di contaminazione e sugli effetti prodotti dagli idrocarburi policiclici aromatici sia sui sedimenti che sulla vegetazione sommersa. In particolare, nell’area retrostante la prateria emergente, caratterizzata da scarso idrodinamismo, le sostanze tossiche potrebbero accumularsi maggiormente nei vari comparti ambientali, vegetazione inclusa, rispetto alle aree più aperte al ricambio.